Torneremo dopo questa breve pausa
La frase più utilizzata in televisione e alla radio – “torneremo dopo questa breve pausa” – risuona così spesso nei nostri paesaggi sonori che quasi non la sentiamo più. Utilizzata dai conduttori per segnalare una breve interruzione nella programmazione regolare, questa frase (e le sue varianti) implica una breve e paziente attesa prima di tornare alla normalità.
In arabo l’espressione è usata più o meno allo stesso modo. Tuttavia, la parola “pausa” o fasel (فاصل) ha un doppio significato a seconda dell’uso: può indicare una pausa o un intermezzo, ma anche una separazione. Attingendo a questa espressione nella sua mostra, l’opera di Khaled Hourani segnala una moltitudine di separazioni: un paesaggio diviso, una divisione tra le persone e, più in generale, una rottura della “normalità”.
Questo è particolarmente evidente nell’attenzione dell’artista sul Muro di Separazione (Apartheid) – l’architettura più evidente di occupazione, rottura e divisione. Le immagini del muro e degli elementi architettonici dell’occupazione nell’opera di Hourani sono tutte tratte da immagini della Palestina pubblicate dai media. Sono in questo modo rappresentative dell’ubiquità di queste immagini e della posizione della Palestina come il più straziante e duraturo banco di prova al mondo per la sorveglianza, l’occupazione, l’incarcerazione e l’architettura del controllo. Queste opere generano un’ulteriore “rottura” attraverso la deliberata rimozione del paesaggio da queste immagini da parte dell’artista. Nonostante la sua deliberata omissione da parte dell’artista, il paesaggio pervade queste opere, definendo il luogo modellando la curva dei muri raffigurati. In parole povere, la terra persiste.
Anche le persone persistono. Usando ogni mezzo (apparentemente improbabile) per aggirare, scavalcare, arrampicarsi e andare oltre il muro. In queste immagini, le persone (che non sono soldati) giocano. Vagano, si arrampicano, dormono, persistono nonostante il paesaggio che scompare e il continuo sconvolgimento del campo di prova che le circonda. Inoltre, queste figure trasformano gli elementi architettonici del muro in rovine, come reliquie fluttuanti di un periodo che sembra essere passato. In questo modo, le opere di Hourani rappresentano un diverso tipo di “rottura”; una pausa temporale, o una rottura nel tempo.
Come rovine, questi elementi architettonici rimandano non solo al senso del passato, ma anche a possibili futuri. L’interazione delle figure con questi elementi architettonici crea un umorismo astuto caratteristico del lavoro dell’artista, che strania ciò che è familiare, rendendo strane le cose che abbiamo imparato a vedere come normali e quotidiane. Attraverso questo sottile umorismo, Hourani ci ricorda che l’occupazione è un interludio e che i palestinesi sono ospiti che “torneranno subito dopo questa interruzione”. Di nuovo alla loro terra, al loro luogo e gli uni agli altri.
Chrisoula Lionis
Scrittrice e produttrice culturale
