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Darío Parejas: Lo Prominente - Per una fenomenologia del volto velato

In Lo Prominente, Darío Parejas costruisce un dispositivo pittorico che mette in discussione le categorie classiche della rappresentazione e propone un campo nel quale convergono identità, mascheramento e spostamento della figura nello spazio. Il progetto si colloca all’interno di una genealogia contemporanea che problematizza il ritratto come genere, privandolo della sua funzione tradizionale di fissare l’identità per trasformarlo in un territorio aperto, speculativo e processuale.

L’operazione centrale di Parejas consiste nel porre volti interrotti da una maschera come nucleo formale e concettuale dell’opera. Queste maschere — elementi iconografici ricorrenti, carichi di stratificazioni storiche — non operano come dispositivi di occultamento, ma come strutture di significato supplementare. Funzionano come mediazioni che complicano la lettura del soggetto, orientandola verso dimensioni simboliche nelle quali convergono temporalità eterogenee: forme riconoscibili di altre epoche, archetipi culturali e immaginari collettivi sedimentati. Il triangolo che compare sul retro di ogni maschera, una sorta di insegna quasi privata, introduce un indice autoriflessivo che suggerisce una sintassi personale, un sistema interno che regola la logica del progetto.

La rinuncia deliberata alla profondità spaziale — l’assenza del punto di fuga, la negazione dell’orizzonte, la disattivazione dello spazio prospettico — colloca le figure in una piattezza critica. Questa scelta, lungi dall’essere un mero gesto formale, smantella le tradizioni del ritratto occidentale, liberando l’immagine dall’illusionismo e orientandola verso una concezione espansa del piano pittorico, in cui figura e astrazione coesistono senza gerarchia. In questo senso, Lo Prominente opera secondo quella che Rosalind Krauss definirebbe una “logica differenziale del medium”, dove la figura non emerge dallo sfondo, ma convive con esso in un regime di simultaneità visiva.

Gli sfondi — nebbie dense, atmosfere deregolate, campi cromatici in flusso — costituiscono una dimensione interpretativa fondamentale. Parejas li costruisce come contro-scenari del volto: spazi che, anziché collocare la figura, la de-localizzano, racchiudendola in un territorio onirico in cui la soggettività si espande. Questa atmosfera fluttuante, prossima a un espressionismo non narrativo, introduce un contrappunto tra l’ordine simbolico della maschera e il dinamismo gestuale dell’ambiente. È in questa frizione tra controllo e deriva che emerge la profondità critica del progetto.

Dal punto di vista materiale, l’impiego di tecniche miste — collage, acrilico, olio, carboncino e inchiostro — genera un repertorio tattile che conferisce alla superficie pittorica una densità stratigrafica. Ogni livello agisce come un sedimento concettuale, rafforzando l’idea di identità come costruzione accumulativa, mai stabile, attraversata da storia, memoria e finzione.

Sul piano teorico, Lo Prominente può essere inteso come uno studio visivo sulla mediazione tra il sé e le sue rappresentazioni. Invece di proporre un’immagine unificata del soggetto, Parejas introduce la maschera come operatore critico che interroga le condizioni contemporanee della visibilità. Tale operazione risuona con le riflessioni di Hans Belting sull’“antropologia dell’immagine”: il volto — luogo primario della rappresentazione umana — viene qui riconfigurato, trasformato e problematizzato.

In conclusione, Lo Prominente si presenta come un progetto che affronta l’identità non attraverso l’affermazione, ma a partire dalla fragilità costitutiva che la modella. L’opera di Darío Parejas propone così un modello di ritratto espanso, in cui ciò che diventa prominente non è ciò che viene mostrato, ma ciò che persiste dietro di esso: la tensione tra visibile e velato, tra figura e suo spostamento, tra storia personale e strutture simboliche che la eccedono.

Sergio Cruz
Curatore